Ci sono alcune cose che non hanno funzionato e che vorrei raccontarti.

Il 4 settembre ho festeggiato il mio primo anniversario da libera professionista.
Quel giorno fu mio padre ad accompagnarmi dal commercialista. Aveva percepito quei timori che cercavo di tenere nascosti e ripensandoci oggi, credo avesse bisogno di rassicurazioni anche lui. (Ciao papà, sarò sempre la tua bambina, promesso).

Sembrava il primo giorno di scuola: avevo una cartellina nuova del mio colore preferito, un genitore ad accompagnarmi e l’emozione del nuovo inizio. Ci avevo pensato a lungo prima di lasciare il lavoro dipendente e sentivo che era arrivato il momento di saltare, nonostante colleghi, parenti e sconosciuti continuassero a ripetermi che era roba da matti.

Avevano ragione. Questa scelta ha rappresentato un grande cambiamento per me e non sono mancate le occasioni in cui mi sono sentita schiacciare da un qualcosa più grande di me, che io stessa avevo messo in piedi.

Preferisco la realtà senza filtri e diffido un po’ da chi risponde sempre va tutto alla grande, per questo ho deciso di fare una lista di errori che ho commesso nel mio primo anno di attività, sperando possa essere utile ai neo-freelance e aspiranti tali.

Uscire allo scoperto dopo tanto tempo

Ci ho messo sei mesi prima di mettere online il mio sito web. Era pronto da cinque.
Non riuscivo ad uscire da quella zona d’ombra nella quale io stessa giocavo a nascondermi per paura di essere vista.
Avevo iniziato il mio giro di clienti grazie al passaparola ma mi sentivo il calzolaio con le scarpe rotte. Continuavo a pensare che non potevo essere credibile agli occhi degli altri se io stessa non riuscivo ad aprire il sipario e col passare del tempo la frustrazione non faceva che aumentare. Così ho chiesto aiuto alla mia migliore amica che oltre a sopportarmi da 24 anni (oddio come siamo vecchie) fortunatamente è anche una Strategic Planner. Abbiamo passato una giornata intera a rivedere tutto quello che avevo creato e grazie al suo occhio esterno sono riuscita ad uscire dalla trappola della perfezione.

Dire sempre di si

È un errore che ho commesso soprattutto all’inizio in preda all’ansia di fatturare. Mi ritrovavo ad accettare lavori che non mi piacevano affatto o meglio, a lavorare con persone che non percepivano nemmeno lontanamente il valore del mio tempo. Nonostante già dal primo appuntamento mi rendessi conto che non era proprio il caso di iniziare quel rapporto, mi concedevo lo stesso.Un po’ come Magda con Furio. Oggi sono diventata meno masochista: presto più attenzione a tutti i campanelli d’allarme e faccio i conti con la realtà permettendomi di scegliere con chi lavorare. D’altronde il bello di essere freelance è proprio questo.

Iniziare a lavorare prima che l’acconto sia stato pagato

Ma quindi tu che faresti? – L’incipit è quasi sempre questo e le probabilità che io possa regalare idee, spunti e strategie durante il primo incontro con un cliente sono sempre molto alte. Mi viene naturale perché mi faccio prendere dall’entusiasmo, ma a furia di sbatterci la testa ho capito che non devo sbilanciarmi troppo in questa fase, né lasciarmi sedurre o intenerire da quello che il cliente mi dirà.
È normale che voglia conoscermi per capire se sono la persona giusta che sta cercando ma è altrettanto vero che forse è il caso di entusiasmarsi solo quando, dopo aver visto la mia offerta, la accetterà e sarà disposto a pagare una fattura di acconto. Durante quest’anno mi sono accorta che non tutti sembrano capire che pagare un anticipo sia in realtà un modo per prendersi sul serio, un impegno reciproco per fare le cose con la massima dedizione. Ed è un peccato.

Rimanere a lungo in silenzio

Passo le giornate a scegliere le parole per raccontare le attività altrui, eppure quando si tratta di usarle per parlare di me faccio fatica. Perché sono stancanon ho tempo. [Sto mentendo].
Prendersi cura di questo blog, scrivere contenuti utili e condividerli sui social network non per un like o un follower in più ma per creare un legame, una connessione capace di andare oltre scroll e tap sullo schermo, richiede tempo. È un dato oggettivo.
L’aggravante è il mio carattere: per arrivare a darmi una qualsiasi risposta mi faccio sempre un sacco di domande, soltanto che poi spesso mi autocensuro quando si tratta di rispondere ad alta voce e rimango in silenzio per lunghi periodi.
Qualche giorno fa una collega mi ha detto: «Mi piacerebbe leggerti più spesso, forse è una cosa egoistica».  All’inizio il fatto che mi facesse notare che ultimamente stessi scrivendo poco qui (e non posso darle torto) mi è dispiaciuto ma poi ho realizzato che era la secchiata d’acqua gelata di cui avevo bisogno (quindi grazie se mi stai leggendo).

Malgrado io sia consapevole di tutto ciò e cerchi di non commettere più gli stessi errori che facevo all’inizio, forse capiterà che io possa ricaderci di nuovo e chissà quanti altri ne commetterò. In tutta sincerità mi auguro di tornare a raccontarti di averne commessi di nuovi perché vorrà dire che avrò imparato qualcosa che prima non sapevo.