«A me sembra roba da matti ma se va bene a te…»

Ho perso il conto delle volte in cui, nell’ultimo anno, mi hanno dato questa risposta. Dopo la rinuncia a un tempo indeterminato, una serie di stage e svariate collaborazioni, mi trovavo a comunicare la mia scelta di aprire la partita iva e diventare freelance.

Roba da matti, appunto. Lo so, ma proprio per questo credo sia la cosa più saggia che abbia mai fatto.
Sono entrata nel mondo del lavoro subito dopo l’università, una delle “poche fortunate” per la mia generazione, soprattutto agli occhi della mia famiglia.

Ero così entusiasta perché da subito ho avuto a che fare con grandi responsabilità, ho stretto le mie prime collaborazioni importanti e i rapporti lavorativi diventavano sempre più stimolanti. Non mi fermavo mai, come se l’azienda di turno fosse la mia. Anzi, peggio.

Un giorno però mi sono fermata e ho iniziato a fare i conti con le mie ambizioni. Erano le dieci di sera, ero in macchina e facevo rientro a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Ad un certo punto, hai presente quando sei al semaforo e non fa in tempo a scattare il verde che quello dietro si attacca al clacson?

È andata così

In quel momento mi sono resa conto che mi stavo adattando a condizioni che mi andavano sempre più strette. Avevo perso l’entusiasmo nel fare ciò che amavo davvero. Quel fastidioso clacson era dentro di me e non potevo continuare ad ignorarlo. Era arrivato il momento di cambiare marcia, spingere sull’acceleratore e (ri)partire.

Non facevo che ripetermi “un giorno farò così” per poi ritrovarmi poco dopo, senza nemmeno accorgermene, a dire “è andata così”.
Come era potuto succedere? Stavo rinunciando a un sacco di cose belle, per quale motivo? Per la paura di essere ambiziosa, il timore di non farcela e “perché tanto è impossibile”.

Mentre quel clacson continuava a suonare, io me ne stavo lì immobile a ripetermi “cosa sto aspettando, il verde è scattato da un pezzo…perché non riesco a muovermi?”

Mi guardavo intorno pensando che la soluzione fosse altrove e sempre troppo lontana, quando invece l’unica cosa da fare era fermarmi ad ascoltare. Guardarmi dentro e assecondare i miei desideri, le mie ambizioni.

Don’t wish for it, work for it

È stato allora che ho iniziato a muovere i primi passi lungo la strada che io stessa avevo deciso di percorre. Se da un lato rimanere fermi significa non correre alcun rischio, dall’altro significa che niente puoi mai accadere.

Da bambina lasciare che le cose accadessero mi terrorizzava. Significava perdere il controllo, temere sempre che potesse accadere il peggio.
E quando quello con “P” maiuscola è arrivato davvero, devastando tutto, ho smesso di avere paura. Mi son rimboccata le maniche promettendo a me stessa che in ogni circostanza io avrei sempre e comunque agito.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo la paura di saltare

Quando ho deciso di lanciarmi come freelance ho capito che per me non sarebbe stato facile riuscire a raccontarlo.
Si lo so, è decisamente un bel paradosso.

Avevo con me la mia bella to do list: un elenco super dettagliato di passi che avrei dovuto fare, con tanto di scadenze che man mano mi trovavo a spuntare. Ma nonostante ciò, non riuscivo ad uscire da quella zona d’ombra nella quale io stessa giocavo a nascondermi per paura di essere vista.

Oggi sono riuscita a fare quel salto che continuavo a rimandare.
Ho messo finalmente online il mio sito e sono molto felice.